Ragadi: Cosa Sono? Cause, Sintomi e Cura di G.Bertelli

Generalità

Le ragadi sono delle lesioni di forma lineare della pelle e delle mucose che si presentano come piccole tagli o lacerazioni.

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Nonostante possano apparire profonde, queste fessurazioni interessano la porzione superficiale della cute (epidermide e, talvolta, derma); raramente, le ragadi superano la lunghezza di un paio di centimetri. Queste lesioni possono essere molto dolorose e, talvolta, limitano lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

In genere, le ragadi risultano da una patologica riduzione o perdita di distensibilità dell'epidermide. Le cause alla base del loro esordio sono principalmente l'esposizione al caldo o al freddo estremo, gli sfregamenti ripetuti e l'utilizzo di prodotti troppo aggressivi per la pelle o delle mucose. Le ragadi possono associarsi a malattie dermatologiche (come dermatite da contatto e psoriasi) e vari stati infiammatori (cheilite angolare, emorroidi, mastite ecc.).

La maggior parte delle lesioni ragadiformi migliora con semplici rimedi, come l'applicazione locale di creme idratanti, cicatrizzanti e cheratoplastiche. Qualche volta, può essere necessario il ricorso a farmaci antinfiammatori, antibiotici e interventi chirurgici.

Cosa sono

Ragadi: che cosa sono?

Le ragadi si presentano come piccoli tagli di forma lineare, più o meno profondi. Queste lacerazioni sono caratterizzate da margini duri e fondo netto.

Più frequentemente, le ragadi si aprono nello spessore della pelle, coinvolgendo l'epidermide e gli strati più superficiali del derma, ma possono insorgere anche a livello delle mucose o nel punto di transizione tra queste e la cute, come nel caso della regione anale o delle labbra.

Le lesioni ragadiformi non comportano, generalmente, una perdita di sostanza, ma se occorrono delle complicanze può manifestarsi un secreto sieroso o siero-ematico.

Il termine "ragade" deriva dal greco rhagades, che significa "fessura".

Cause e Fattori di Rischio

Ragadi: da cosa sono causate?

L'insorgenza delle ragadi è causata dalla ridotta distensibilità del tessuto cutaneo, secondario ad un inaridimento o un ispessimento (ipercheratosi). La perdita di questa proprietà, rende la pelle sottile, meno elastica, disidratata e predisposta a "rotture".

Le cause alla base del loro esordio sono principalmente:

  • Esposizione a temperature estreme (caldo o freddo) e condizioni climatiche avverse (es. vento o forte umidità);
  • Stress meccanici ripetuti;
  • Traumi da sfregamento;
  • Aggressioni chimiche (es. detersivi e saponi);
  • Malattie infiammatorie della cute.

Le ragadi sono particolarmente frequenti a livello di capezzoli, ano e labbra. Tuttavia, queste lesioni possono localizzarsi in diverse parti del corpo.

Fattori aggravanti e predisponenti

La formazione delle ragadi può essere predisposta da:

  • Estrema secchezza dell'epidermide;
  • Alterazioni del normale film idrolipidico;
  • Disidratazione della superficie della pelle e delle mucose.

Quest'insieme di fenomeni favoriscono l'infiltrazione infiammatoria del derma, quindi rendono la pelle sensibile anche agli stiramenti più modesti.

L'umidità è sicuramente uno dei fattori irritanti che aggravano la sintomatologia. Le ragadi delle mani possono peggiorare, ad esempio, se queste si bagnano spesso o non vengono asciugate bene dopo il loro lavaggio.

RAGADI ANALI

Le ragadi anali sono causate, nella maggior parte dei casi, dall'espulsione di feci dure o voluminose: lo sforzo attuato al momento della defecazione provoca un'eccessiva dilatazione dell'ano, che, in determinate situazioni, predispone alla lacerazione della parete del canale.

Altri fattori predisponenti sono:

  • Diarrea con feci irritanti (secondaria al regime alimentare, infezioni enteriche o terapie farmacologiche);
  • Perdita di elasticità del canale anale secondaria ad interventi chirurgici (es. per fistole ed emorroidi);
  • Stati infiammatori dell'ano stesso o dei genitali (es. infezioni della vagina);
  • Traumi che derivano dall'introduzione di corpi estranei (es. cannule per clisteri).

Il sintomo caratteristico della presenza di una ragade anale è il dolore urente molto intenso e durante il passaggio delle feci. Questa sensazione compare tipicamente ad ogni defecazione e può protrarsi da alcuni minuti a qualche ora. Il sanguinamento è caratteristico della ragade, perciò è possibile notare una striatura di sangue di color rosso vivo sulle feci o sulla carta igienica. Se abbondante, la secrezione di siero dalla ragade può provocare prurito nella regione anale.

RAGADI DEL CAPEZZOLO O DELL'AREOLA MAMMARIA

Le ragadi del capezzolo o dell'areola mammaria circostante insorgono, in genere, durante l'allattamento (specie nei primi giorni e nelle primipare), per l'azione traumatizzante della suzione e le proprietà maceranti della saliva del neonato.La loro insorgenza può segnalare l'errata postura del bambino quando si attacca al seno materno o la durata delle poppate troppo prolungata.

In questa sede, le ragadi possono rappresentare un fastidio temporaneo e sparire spontaneamente dopo qualche giorno oppure possono aggravarsi fino a sanguinare, causando un dolore piuttosto intenso, soprattutto durante la suzione.

I fattori che possono predisporre allo sviluppo delle ragadi al seno comprendono alcune caratteristiche anatomiche della mamma, come i capezzoli introflessi, o del bambino, come il frenulo linguale troppo corto. In quest'ultimo caso, il capezzolo sfrega di continuo sul palato del lattante, anziché rimanere fisso in fondo al palato stesso.

RAGADI DELLE LABBRA

Le ragadi agli angoli della bocca o alle labbra sono spesso l'espressione di un'infiammazione (cheilite).

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Possibili disturbi associati alle Ragadi

Le ragadi sono lesioni che possono manifestarsi in associazione a varie patologie.

Per quanto riguarda la superficie cutanea, la formazione di queste fessurazioni si riscontra in malattie dermatologiche come la dermatite da contatto e la psoriasi. Le ragadi possono anche essere una conseguenza della dermatite atopica, condizione nella quale la comparsa di eczemi cronici può complicarsi con tali lesioni.

Il diabete rappresenta un fattore di rischio per la formazione di piaghe, screpolature e ragadi sui piedi.

La comparsa delle ragadi anali è fortemente associata alla stitichezza: le feci sostano nell'intestino più a lungo rispetto alla norma, s'induriscono e possono produrre piccole lesioni superficiali.

Ragadi: chi è più a rischio?

Le ragadi possono colpire persone di qualsiasi età.

Il rischio di sviluppare queste fessurazioni è maggiore in chi:

  • Ha la pelle molto sensibile o tendenzialmente secca;
  • Pratica attività sportive o professionali che costringono ad avere spesso le mani o altre parti del corpo immerse nell'acqua oppure a contatto con sostanze irritanti (esempio: parrucchiera, estetista ecc.).

Sintomi e Complicazioni

Ragadi: quali sono le sedi più colpite?

Le ragadi si manifestano prevalentemente nelle regioni del corpo sottoposte a ricorrenti fenomeni di stiramento e distensione, come nel caso di:

  • Commissure labiali;
  • Pliche anali;
  • Mani (in particolare: sul palmo, intorno alle unghie, sui polpastrelli e negli spazi interdigitali);
  • Pianta dei piedi e tallone;
  • Capezzolo;
  • Areola mammaria.

Ragadi: come si manifestano?

Le ragadi si presentano come fessurazioni lineari, lunghe circa 1 o 2 centimetri. Queste lesioni possono avere una profondità variabile: in qualche caso, possono assomigliare a dei tagli lineari provocati da un coltello appuntito.

Di solito, le ragadi sono molto dolorose e, nei casi gravi, rendono difficoltose anche le più comuni attività quotidiane.

A differenza delle ulcere, le lesioni ragadiformi si manifestano senza perdita di sostanza, cioè si presentano come una soluzione di continuo.

Con il passare del tempo, però, la pelle attorno alla ragade s'ispessisce e forma delle callosità. Se trascurate, queste fessurazioni possono diventare ancora più profonde, associandosi alla perdita di siero o secreto siero-ematico. Le ragadi possono recidivare, ovvero si ripresentano spesso.

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Possibili complicanze

  • Le ragadi possono predisporre allo sviluppo di infezioni secondarie.
  • Le ragadi del capezzolo o dell'areola mammaria possono evolvere in una mastite.

Diagnosi

Quando le ragadi sono particolarmente dolorose e/o si presentano in modo ricorrente, è opportuno rivolgersi al proprio medico curante o al dermatologo di riferimento.

Le ragadi sono classificate tra le lesioni elementari secondarie della cute, quindi rappresentano l'evoluzione di un'alterazione primitiva della stessa.

Ragadi: quali esami sono necessari?

La diagnosi delle ragadi si basa sull'aspetto clinico, quindi è previsto un semplice esame obiettivo dell'area interessata. Nel corso della visita, il medico può raccogliere delle informazioni anamnestiche per stabilire quali cause hanno provocato il disturbo. La conoscenza dei fattori responsabili delle ragadi permette, infatti, di stabilire l'iter terapeutico più adeguato per evitare che il problema si ripresenti nuovamente. Ulteriori approfondimenti possono essere indicati dal medico per accertare una causa specifica.

Trattamento e Rimedi

Le ragadi devono essere trattate sempre nel modo corretto, altrimenti possono diventare molto dolorose, comportando episodi di sanguinamento e perdita di siero. Il migliore approccio alla problematica consiste nell'eliminare la causa che ne ha provocato la comparsa.

Il trattamento si avvale fondamentalmente dell'applicazione locale di pomate cicatrizzanti, cheratoplastiche e, se necessario, antibiotiche. Con le attenzioni adeguate, le ragadi guariscono nel giro di 15-20 giorni.

Farmaci ed altri interventi terapeutici

Per curare le ragadi e prevenirne la comparsa, è necessario mantenere le zone "vulnerabili" ben idratate con creme a base di pantenolo, glicerina, ceramidi, urea e vitamina E.

In caso di ferite più profonde o nel caso subentrasse un'infezione, il medico può indicare l'applicazione di pomate antibiotiche. Se le condizioni cliniche lo richiedono, inoltre, possono essere prescritte anche creme a base di cortisone.

In commercio, esistono cerotti e prodotti fluidi specifici che formano una sorta di pellicola sopra le ragadi delle mani o dei piedi, in grado di proteggere dalle aggressioni esterne, evitare la riapertura della lesione e favorire la cicatrizzazione. In particolari situazioni, se il problema non dovesse risolversi, potrebbe essere necessario un intervento chirurgico.

Ragadi anali: terapia

Il trattamento delle ragadi anali prevede una rigorosa igiene locale in combinazione con l'uso di lassativi per minimizzare il trauma durante la defecazione (es. emollienti delle feci e fibre) e di anestetici locali (es. benzocaina o lidocaina) per un temporaneo sollievo.

La corretta rimarginazione della lacerazione è agevolata dall'uso di unguenti protettivi o supposte di glicerina, utili per ridurre la pressione anale e lubrificare la parte inferiore del retto. Talvolta, possono essere indicate anche le iniezioni di tossina botulinica di tipo A. Tuttavia, se le ragadi non guariscono con i trattamenti conservativi o cronicizzano, è necessario ricorrere all'intervento chirurgico.

Come fare per evitare la comparsa di ragadi?

Alcuni accorgimenti possono contribuire a limitare la formazione delle ragadi.

In particolare, occorre intervenire sui fattori che rendono la superficie cutanea più vulnerabile, disidratata e meno elastica. Per contrastare l'insorgenza delle ragadi, quindi, è importante assicurarsi di idratare bene la pelle, soprattutto dopo bagni e docce.

Altro consiglio è quello di asciugarsi con cura, specialmente dopo il contatto con saponi e detersivi. Nei mesi più freddi, inoltre, è consigliabile non uscire con le mani o le labbra umide, cercando di proteggere queste zone con capi d'abbigliamento caldi come, ad esempio, guanti e sciarpe.

Giulia Bertelli

L'autore

Giulia Bertelli

Laureata in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche, ha prestato attività lavorativa in qualità di Addetto alla Ricerca e Sviluppo in aziende di Integratori Alimentari e Alimenti Dietetici


Ultima modifica dell'articolo: 28/11/2018

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