Claustrofobia: Cos’è? Cause e Sintomi e Cura

Generalità

La claustrofobia è la paura morbosa degli spazi chiusi o ristretti.

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Chi soffre di questo disturbo viene assalito da una sensazione di angoscia, forte disagio o panico non appena si trova rinchiuso in stanze di piccole dimensioni, senza finestre, o in altre situazioni che creano oppressione e danno l'impressione di essere in trappola.

Oltre ad essere accompagnata da manifestazioni ansiose, la claustrofobia comporta spesso sintomi somatici come: sudorazione accentuata, brividi o vampate di calore, battito cardiaco accelerato, nausea, sensazione che manchi l'ossigeno e timore di morire. Di conseguenza, la persona claustrofobica tenta di non esporsi allo stimolo fobico, cioè alle situazioni nelle quali si ritiene accerchiata e priva di libertà spaziale, adottando strategie di evitamento o ricercando la presenza rassicurante di un familiare.

La claustrofobia può avere ricadute negative nella quotidianità della persona, in termini di limitazioni nella vita sociale e lavorativa. Fortunatamente, questo disturbo può essere affrontato e superato attraverso un percorso di psicoterapia, orientato al superamento della fobia.

Cos’è

Claustrofobia: definizione

La claustrofobia è la paura di spazi e luoghi chiusi, ristretti, angusti o molto affollati, da cui la fuga sarebbe difficile o impossibile. Il disturbo è associato, inoltre, all'evitamento di oggetti o situazioni che creano oppressione e sensazione di mancanza di libertà di movimento o di azione.

Come ogni fobia, la gravità della claustrofobia può variare ampiamente da persona a persona. Nei casi più gravi, possono manifestarsi sintomi fisici o attacchi di panico in piena regola, con sudorazione fredda, aumento della frequenza cardiaca (tachicardia), nausea, mancanza di respiro e senso di soffocamento.

Claustrofobia: quali sono gli stimoli fobici?

Chi soffre di claustrofobia teme, spesso, situazioni ordinarie e comuni, apparentemente innocue.

A scatenare la paura degli spazi chiusi possono essere, ad esempio, stanze piccole o senza finestre, ascensori, alcune giostre dei parchi di divertimento, bagni pubblici, sotterranei, metropolitane, porte girevoli e molte altre situazioni.

La claustrofobia può rendere addirittura difficile o impossibile l'esecuzione di esami medici o il ricorso a strumenti diagnostici, come nel caso, ad esempio, dello scanner per la risonanza magnetica (MRI) in cui si ci trova a dover stare immobilizzati.

La paura di soffocare può essere causata anche da tutto ciò che limita le possibilità di movimento: per alcune persone indossare abiti, t-shirt o maglioni a collo stretto o alto (tipo dolcevita) può indurre i sintomi della claustrofobia; altri soggetti avvertono, invece, un forte disagio nell'allacciarsi le cinture in auto o durante i viaggi in aeroplano.

Cause e Fattori di Rischio

La claustrofobia è un disturbo nel quale lo stimolo fobico è rappresentato dall'idea di essere accerchiati e privi di libertà spaziale attorno a sé.

La parola "claustrofobia" deriva dal termine latino "claustrum", che significa "luogo chiuso", e dal greco "phóbos", cioè "paura" o "fobia".

Le cause della claustrofobia non sono ancora del tutto note. Nella maggior parte dei casi, però, questo disturbo sembra risultare da un'esperienza traumatica, associata al ricordo di un ambiente angusto, vissuta durante la prima infanzia. Talvolta, la claustrofobia è correlata a specifiche situazioni, come, ad esempio, la prigionia o la necessità di ricorrere a rifugi nel corso di conflitti bellici.

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Perché si soffre di Claustrofobia?

  • Secondo alcuni studi scientifici, all'origine della claustrofobia potrebbe esserci un malfunzionamento dell'amigdala, struttura appartenente al sistema limbico in grado di influenzare il processo di percezione del pericolo.
  • Altri esperti del settore sostengono, invece, che vi sia una disfunzione relativa alla percezione dello spazio correlata ad un meccanismo evolutivo, che anticamente doveva avere un ruolo fondamentale dal punto di vista dell'istinto di sopravvivenza. Le persone che soffrono di claustrofobia, infatti, vivono con estrema preoccupazione ciò che potrebbe capitare loro in ambienti ristretti, dal momento che percepiscono maggiormente il pericolo quando sono impossibilitati a muoversi.
  • Come altre fobie, la claustrofobia può essere radicata in esperienze di traumi o particolari modalità percettive sperimentate durante l'infanzia e l'adolescenza: se il naturale istinto di esplorare viene scoraggiato, si genera un blocco che tocca anche la percezione di sé e delle proprie possibilità. In età adulta, questa reazione può essere enfatizzata dalla bassa autostima e si traduce in un'ansia verso ciò che è in grado di limitare la libertà, ovvero luoghi chiusi o particolari situazioni "simboliche", come una relazione o la nascita di un figlio.

Interpretazione psicoanalitica della Claustrofobia

L'interpretazione psicoanalitica sostiene che la claustrofobia sia connessa ad un importante conflitto sul piano psicologico, che viene "convertito" in rappresentazioni mentali relative allo stimolo fobico. In tal contesto, la ricerca di "aria" può essere tradotta nell'evitamento delle situazioni caratterizzate da una chiusura non solo fisica. La sensazione di oppressione può applicarsi, ad esempio, ai legami relazionali o sociali troppo opprimenti, motivo per cui si cerca una maggiore libertà, in grado di far riacquistare i propri spazi.

Sintomi e Complicazioni

Claustrofobia: come si manifesta?

I sintomi e la gravità della claustrofobia possono variare ampiamente da caso a caso. Alcune persone sperimentano un'ansia o un disagio di lieve entità quando si trovano in spazi chiusi, ambienti ristretti e stanze anguste. Altri claustrofobici manifestano, invece, un grave senso di angoscia e, nei casi estremi, attacchi di panico in piena regola.

L'elemento più caratteristico della claustrofobia è la paura di soffocare o di sentirsi in trappola.

Come altri disturbi fobici, la claustrofobia è in grado di provocare anche reazioni fisiologiche, quali:

Alcune persone riferiscono di avere la percezione che i muri si stiano avvicinando a loro o sentono come se stessero soffocando. Altre tentano di uscire e/o di allontanarsi dalla situazione claustrofobica con ogni mezzo possibile. Nei casi più gravi, la claustrofobia può portare a timore di svenire, perdere il controllo o addirittura morire.

Sintomi somatici nelle fobie

I sintomi fisici che si manifestano nella claustrofobia, così come in altre fobie, segnalano il verificarsi di una risposta anormale a livello emotivo: il corpo sta rispondendo allo stimolo fobico con un'espressione estrema della reazione fisiologica di "lotta o fuga". In altre parole, la mente interpreta il pensiero che le stanze chiuse siano una minaccia rispetto ad un potenziale pericolo, quindi prepara automaticamente il corpo a combattere per la sopravvivenza. Quest'eccessiva risposta emotiva è uno dei segni più chiari che una persona è in preda ad un disturbo fobico.

Possibili conseguenze della Claustrofobia

La claustrofobia può limitare notevolmente la vita di chi ne soffre. Nei casi gravi, i sintomi del disturbo fobico vengono attivati anche solo pensando alle situazioni che scatenano tipicamente la paura.

Nel tempo, la paura degli spazi ristretti porta ad evitare tutte le attività quotidiane che potrebbero far sentire rinchiusi, accerchiati o limitati dal punto di vista dello spazio. Il claustrofobico può non andare, ad esempio, alle feste particolarmente affollate o avverte un forte disagio nell'utilizzare le cinture di sicurezza in auto o in aereo.

In tal senso, anche viaggiare è più difficile:

  • I voli in aeroplano costringono la persona che soffre di claustrofobia in un piccolo posto, circondato da estranei;
  • In treno, i posti a sedere possono essere più comodi ed esiste la possibilità di alzarsi per sgranchirsi le gambe, ma il viaggio può richiedere più tempo;
  • Guidare l'automobile può dare la sensazione di sentirsi limitati in uno spazio ristretto, ma offre la possibilità di fermarsi, quando si desidera, per le pause.

La claustrofobia può indurre anche a ricorrere a varie soluzioni, come lasciare la porta aperta quando si entra in stanze piccole o fare le scale anziché prendere un ascensore.

L'ansia correlata al disturbo fobico è responsabile, inoltre, di uno stato di stress persistentemente elevato, che, alla lunga, può risultare dannoso per la salute.

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Dal punto di vista medico, la claustrofobia può essere pericolosa, poiché potrebbe causare l'evitamento di test diagnostici fortemente indicati al paziente, come la risonanza magnetica.

Disturbi associati alla claustrofobia

In qualche paziente, la claustrofobia è correlata a disturbi d'ansia ed altre fobie, come quella per il buio, le altezze e i viaggi in aereo.

Lo sapevate che…

La claustrofobia è generalmente considerata l'antitesi dell'agorafobia.

Diagnosi

La claustrofobia può essere un disturbo altamente invalidante, in quanto può influenzare molteplici attività e contesti. Per questo motivo, se i sintomi limitano in modo significativo la normale vita quotidiana e sono presenti da oltre sei mesi, è consigliabile rivolgersi ad un medico, uno psichiatra o uno psicologo. In qualche caso, la diagnosi di claustrofobia può emergere durante una consultazione effettuata dal paziente per un altro problema relativo all'ansia.

Claustrofobia: come viene stabilita la diagnosi?

La valutazione iniziale del soggetto claustrofobico è fondamentale per comprendere i motivi alla base del disagio, identificandone il significato e quantificandone la portata.

Pertanto, il medico:

  • Chiede al paziente una descrizione dei sintomi e cosa li innesca;
  • Cerca di stabilire quanto siano gravi i sintomi;
  • Esclude altri tipi di disturbi d'ansia o patologia generale.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM), la claustrofobia è considerata una fobia specifica e, come tale, viene definita da alcuni criteri:

  • La paura è irragionevole, eccessiva, persistente e causata dalla presenza di una situazione specifica o comporta un'ansia anticipatoria rispetto alla stessa;
  • In caso di esposizione allo stimolo, viene evocata una risposta ansiogena: negli adulti, questa può assumere i tratti di un attacco di panico improvviso; nei bambini, è possibile si manifesti sotto forma di nervosismo e pianto;
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  • Gli adulti riconoscono che la loro paura è immotivata e sproporzionata rispetto alla minaccia o al pericolo percepito;
  • Vengono adottate misure e strategie di evitamento per non incorrere nella situazione temuta, oltre a manifestare una tendenza ad affrontare le nuove esperienze con un certo senso di angoscia;
  • La reazione ansiogena, l'anticipazione o l'evitamento della persona interferiscono con la vita e le relazioni quotidiane o causano un disagio significativo.

Inoltre, la claustrofobia persiste da qualche tempo (di solito, 6 mesi o più) e comporta sintomi che non possono essere attribuiti ad un'altra condizione mentale, come il disturbo ossessivo-compulsivo (OCD) o il disturbo da stress post-traumatico (DPTS).

Trattamento e Rimedi

La claustrofobia può rappresentare un fenomeno passeggero, destinato a scomparire spontaneamente. Quando è particolarmente invalidante, però, questo disturbo deve essere gestito con un percorso di psicoterapia o il ricorso ad altri interventi utili ad affrontare gli stimoli fobici e l'ansia che ne deriva.

Come si può superare la Claustrofobia?

La claustrofobia può essere affrontata con diverse opzioni terapeutiche, anche in combinazione tra loro. La scelta dipende dalla persona e dalla gravità del quadro clinico. Gli interventi più efficaci comprendono le tecniche di rilassamento, la meditazione e la psicoterapia cognitivo-comportamentale orientata al superamento della paura degli spazi chiusi.

Quest'interventi hanno l'obiettivo di indurre il paziente a razionalizzare la propria paura morbosa nei confronti delle stanze chiuse e ristrette, cercando di concentrarsi sulla possibilità di reagire ai pensieri ansiogeni e di affrontare le convinzioni negative associate alla claustrofobia.

Farmaci

In combinazione al trattamento psicologico, il medico psichiatra può prescrivere una terapia farmacologica per controllare i sintomi associati al disturbo fobico, come l'ansia.

I farmaci che vengono solitamente indicati sono le benzodiazepine, i beta-bloccanti, gli antidepressivi triciclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori delle monoamino ossidasi (MAOI).

Occorre sottolineare che il ricorso a medicinali può placare il problema temporaneamente, ma non lo risolve in modo definitivo.

Terapia di esposizione e desensibilizzazione

Un approccio risultato efficace nel trattamento della claustrofobia è la presentazione degli stimoli fobici al paziente in condizioni controllate, fino ad ottenere una desensibilizzazione sistemica.

La terapia comporta l'esposizione graduale e ripetuta nel tempo alla situazione che egli ritiene claustrofobica (ad esempio: stanza chiusa, ma con finestre aperte), per imparare a gestire l'ansia ed affrontare le idee negative associate alla paura degli spazi ristretti e delle situazioni di accerchiamento.

Terapia cognitivo-comportamentale

La desensibilizzazione può essere praticata in combinazione con tecniche cognitive e comportamentali, allo scopo di modificare il circolo vizioso della claustrofobia e lavorare sul significato degli stimoli fobici per il paziente.

In questo modo, il soggetto claustrofobico viene esposto alle situazioni temute, con la possibilità di apprendere delle tecniche di autocontrollo emotivo, che gli permettono di ridimensionare la propria paura.

Tecniche di rilassamento

Per affrontare la claustrofobia in modo efficace, la psicoterapia può essere praticata in associazione alle tecniche di rilassamento, quali training autogeno, esercizi di respirazione e yoga. Questi trattamenti possono contribuire a gestire l'ansia correlata alla situazione che egli ritiene claustrofobica.

Un altro approccio che può rivelarsi utile per alcune persone è l'ipnosi. Questo trattamento alternativo procura uno stato di rilassamento tale da indurre l'interessato a riconoscere le cause delle sue paure e superarle.

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